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Cos’è Capstone, il nanosatellite che rivoluzionerà le future missioni sulla Luna

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Dopo diversi mesi di ritardo, la NASA lancerà il suo cubesat “Capstone”, primo passo fondamentale per la costruzione del futuro Lunar Gateway, la stazione spaziale orbitante attorno al nostro satellite, che l’agenzia spaziale americana ha intenzione di costruire come supporto al programma Artemis. Ma perché questa missione è così importante? 

La nuova orbita lunare

L’obiettivo principale di Capstone è quello di testare un nuovo tipo di orbita lunare, chiamato dai ricercatori “near rectilinear halo orbit”. Questa sarà un orbita molto particolare, quasi rettilinea, come suggerisce il nome: Capstone passerà a circa 1600 chilometri dalla Luna nel punto di minima distanza, e ben 70000 chilometri nel punto più lontano dal nostro satellite naturale. 

Questo tipo di orbita presenta diversi vantaggi: permetterà al cubesat di guardare sempre verso la Terra, comunicando con i centri di controllo NASA ininterrottamente; inoltre sarà in grado di compiere analisi che richiedono sia piccole che grandi distanze dal satellite naturale, abbattendo i costi delle future missioni di ricerca nell’orbita lunare. 

L’orbita di Capstone

Noi vediamo Capstone come un precursore non solo del Gateway, ma anche di Orion e dei grandi sistemi di atterraggio per umani” ha affermato Nujoud Merancy, capo dell’ufficio pianificazione missioni al Johnson Space Center di Houston. “Questo nuovo tipo di orbita permette di accedere più facilmente al polo sud lunare, il quale è di grande interesse per le missioni Artemis” 

Capstone impiegherà circa quattro mesi per raggiungere la Luna, e per i successivi sei mesi compirà diversi test, specialmente di navigazione e comunicazione, per accertare l’effettiva utilità di questo nuovo tipo di orbita. 

La prima volta di Rocket Lab

Capstone sarà lanciato utilizzando il razzo “Electron” della società statunitense Rocket Lab. Questa missione segna un punto di svolta per la compagnia privata, in quanto si tratta della prima missione in cui un payload lanciato da un loro razzo supererà l’orbita terrestre bassa

Non vediamo l’ora di utilizzare Photon per portare Capstone verso la Luna” ha affermato il CEO di Rocket Lab Peter Beck. In questa missione infatti verrà utilizzato Photon, il nuovo stadio di lancio ideato per Electron e che, a detta della Rocket Lab, può lanciare satelliti anche verso Venere

Il lanciatore Electron della Rocket Lab

Photon è il motivo per cui la NASA ha deciso di affidare un payload così importante all’azienda di Peter Beck: utilizzare Electron è decisamente più economico che utilizzare gli altri lanciatori a disposizione della NASA. Il prezzo da pagare è la lunga durata del viaggio: come già detto Capstone impiegherà ben quattro mesi per raggiungere la Luna, contro i 5 giorni che impiegheranno gli astronauti delle future missioni Artemis che voleranno a bordo dell’SLS per arrivare al Lunar Gateway

Electron è un lanciatore unico nel suo genere: le pompe presenti nel motore infatti sono azionate da un motore elettrico, cosicché tutto il combustibile, dopo aver raffreddato l’ugello, può andare direttamente in camera di combustione senza dover essere utilizzato per tenere in funzione le pompe.  

Capstone porterà con se anche una piccola videocamera, per immortalare ciò che vedrà: “Perché dovremmo andare verso la Luna senza una videocamera? Dunque l’abbiamo inserita nel progetto” ha risposto Bradley Cheetham, CEO di Advanced Space, alla domanda sul perché della presenza della telecamera. 

La missione era inizialmente destinata a partire nel 2021, ma a causa della pandemia e di alcuni ritardi della Rocket Lab, è stato posticipato al 2022. Ora finalmente sembra essere arrivato il momento del lancio: il giorno 28 luglio ci sarà un tentativo di lancio dalla Nuova Zelanda. Il progetto da circa 30 milioni di dollari potrà finalmente entrare nel suo vivo, fornendoci dati importantissimi per il futuro dell’esplorazione lunare. Il processo di colonizzazione della Luna passa anche da questi nanosatelliti, sempre più importanti nell’esplorazione spaziale ma che già oggi generano un mercato che vale circa 375 milioni di dollari. 

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